sabato 31 maggio 2008

PERCHE' NON POSSO CREDERE NELL'INFERNO CRISTIANO

Perchè se credessi nell' Inferno cristiano, come rivelazione di Gesù e come dogma della Chiesa cattolica, dovrei ancor prima credere nel "regno degli inferi" della mitologia germanica (HEL) e greca (ADE); nel "regno sotterraneo" dei demoni di Taraka, il dio distruttore dell'antico induismo; nell' inferno buddista e taoista dei cinesi (FENG DU); nell'oltretomba degli esseri dannati del culto egiziano (AMENTI) : tutti luoghi di pena e sofferenza che hanno preceduto l' Inferno ebraico-cristiano (GENNA).
Poteva Gesù, dio vivente in terra, rivelare ciò che era stato già rivelato da altri santoni e profeti senza macchiarsi di plagio escatologico ? Può il magistero dottrinale della Chiesa (v. Catechismo 1992, art. 1035 ed il Compendio 2005, art. 212) avallare una rivelazione che costituisce la elaborazione di una credenza che nasce in miti e simbolismi arcaici ? Ma non si è detto che il dogma cattolico è un articolo di fede che presuppone una verità assoluta, la cui fonte risiede esclusivamente nelle Sacre Scritture e nella Tradizione cristiane ed in nient' altro ?
Per la Tradizione cristiana e per il Magistero della Chiesa l'Inferno è eterno : un inferno transeunte non esiste (v. Apocalisse 20,10 e Catechismo citato). Ma è appunto l'affermazione della sua eternità che espone l'esistenza dell' Inferno cristiano a dubbi consistenti.
La disputa eternità-temporaneità dell' Inferno è di vecchia data. Vito Mancuso (v. "L'anima e il suo destino") ne ha ripreso i tratti con esemplare esposizione.
Origene (v. "De Principiis") sostenne che l'inferno c' è , ma che non è destinato a rimanere per sempre (c.d. teoria dell' apocatastasi), in quanto se così non fosse verrebbe ad essere negata l'assoluta sovranità di Dio sulla totalità dell'essere e smentito il principio neotestamentario secondo cui "Dio sarà tutto in tutti" (v. Paolo, 1 Corinzi 15, 28).
Però, Agostino (v. "De civitate Dei") e Tommaso d'Aquino (v. "De malo") non fecero sconti quando ricordarono le parole di Gesù : "Via, lontani da me, maledetti, nel fuoco eterno preparato per il Diavolo ed i suo angeli" (v. Matteo, 25, 41).
La teologia protestante contemporanea non ha tentennamenti : "Noi conosciamo un solo trionfo dell'inferno : quello che avvenne quando Gesù fu abbandonato dal Padre e che avvenne proprio perchè non si verificasse più" (v. Karl Barth : "Dogmatica ecclesiale"). D'altra parte, anche la teologia cattolica contemporanea mostra quanto sia incompatibile il principio dell'eternità dell'Inferno con l'altro della "salvezza universale": "L'ultima parola della storia non spetta alla libertà dell'uomo, presupposto della dannazione eterna, ma alla libertà di Dio che vuole realizzare il suo progetto di vita per tutti" (v. Han Urs von Balthasar : "Teodrammatica").
Sostiene Mancuso (v. opera citata) che assumere l'eternità dell'Inferno comporti una sconfitta di Dio : collocando il regno delle tenebre nel sempre, cioè nella dimensione propria di Dio, si destina Dio stesso a non vedere compiuto il suo disegno di salvezza dell' umanità, quello, cioè, di essere "tutto in tutti". Se l' Inferno fosse eterno resterebbe di fronte a Dio una realtà in cui Egli non potrebbe esprimere compiutamente la sua essenza, che è comunione di amore, di vita e di bene. Ed, inoltre, si finirebbe per collocare nella dimensione dell'eternità, che è ordine e perfetta armonia, siccome dimensione congeniale a Dio, il regno del massimo disordine e della disarmonia, ossia l' Inferno.
Anch' io ritengo che il Dio testamentario non può essere legittimato ad infliggere al peccatore una pena eterna : infatti, dei peccati in cui incorrono gli uomini egli deve farsi carico in quanto corresponsabile, perchè ha voluto loro concedere il libero arbitrio e perchè, in definitiva, ogni atto umano è a lui riconducibile, stante la sua onnipotenza, vale a dire il suo potere di consentirlo o di impedirlo (v. Genesi 17, 1; Sapienti 11, 22; Matteo 6, 33). E poi, non è vero che "Dio usa misericordia con chi vuole e indurisce chi vuole" (v. Paolo, Romani 9, 18) ?
Dunque, l' Inferno non può essere eterno, a meno che il Dio di cui parliamo non sia veramente quel Dio abitato dall'ira e desideroso di vendetta con il quale ci imbattiamo talvolta nella Torah (v. Deuteronomio 32, 41; Salmi, 78, 10; Geremia 46, 10), talvolta nel Vangelo (v. Luca 21, 22; Giovanni 3, 36) e in  Paolo (v. Romani 12, 19). Osserva Mancuso che la dottrina della dannazione eterna è una dottrina poco evangelica. Aggiungo che essa si appalesa non all'altezza della giustizia divina, che deve essere necessariamente giustizia misericordiosa, conformemente alla natura essenziale di un Dio principio della vita.
Se pure peccassimo gravemente per tutta la durata della nostra vita terrena, che temporalmente rappresenta un nihil rispetto alla eternità, la inflizione di una pena senza fine appare, in ogni caso, ingiusta anche a mente di un canone fondamentale della giustizia umana : la "proporzionalità" della sanzione a petto della colpa commessa.
Per di più, una pena infinita da scontare nella "fornace ardente dove sarà pianto e stridore di denti" (v. Matteo 13, 42) sarebbe snaturata della funzione riabilitativa, dalla quale eticamente la sanzione divina non dovrebbe prescindere, mentre resterebbe esclusiva in essa la funzione deterrente, come appunto vorrebbe Tommaso d'Aquino, secondo il quale "Le pene eterne dei dannati inflitte da Dio sono medicinali per coloro che, in considerazione delle pene, si astengono dai peccati" (v. "Summa theologiae").
Sennonchè, alla logica tomista sfuggiva la logica evangelica che non costruisce mai il bene generale a spese del singolo individuo, poichè "...tutti i peccati saranno perdonati ai figli degli uomini" e solo "...colui che avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non avrà perdono in eterno" (v. Marco 3, 28, 29); poichè dice il Signore "Io effonferò il mio spirito sopra ogni persona" (v. Atti 2, 17); poichè Dio ama ogni uomo ed ogni uomo è stato creato per la salvezza (V, Matteo 18, 11, 14).
Penso, quindi, che l' Inferno cristiano non esiste proprio perchè previsto come luogo di dannazione eterna : la "dannazione eterna" mi appare un' ipotesi debole sia sotto il profilo teologico che morale.
Esiste, allora, per converso, un inferno a termine, cioè un inferno che abbia durata nel tempo e che tale tempo duri fino a che la penitenza abbia emendato il condannato, ovvero fino al giorno della salvezza universale, quando "Dio sarà tutto in tutti, anche nei peccatori che avranno scontato la pena" ?
Mi riesce difficile crederlo : l' apocatastasi dell' Inferno ne comporta necessariamente la esistenza non solo in un prima, ma anche in un dopo, cioè dopo che la misericordia di Dio abbia reso possibile la salvezza di tutti : però, in tale prospettiva dovremmo accedere alla visione di un Inferno destinato a restare vuoto. Il che porta ad immaginare la permanenza di una struttura senza contenuto e senza scopo, una sorta di ente inutile, assolutamente inconciliabile con la logica escatologica di qualsiasi tradizione e dottrina religiose.
Allora, quale sorte aspetta i malvagi?